La biblioteca ideale di Giordano Bruno
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Elenco delle immagini » Elenco delle immagini » Elenco delle immagini » p. 347



splendor di gloria con porre avanti le tenebre d'errori; spirto
inquieto, che subverte gli edificii de buone discipline e si fa
fondator di machine di perversitade. Cossí, Signor, gli santi
numi disperdano da me que' tutti che ingiustamente m'odiano,
cossí mi sia propicio sempre il mio Dio, cossí favorevoli mi
sieno tutti governatori del nostro mondo, cossí gli astri mi
faccian tale il seme al campo ed il campo al seme ch'appaia
al mondo utile e glorioso frutto del mio lavoro con risvegliar
il spirto ed aprir il sentimento a quei che son privi di lume:
come io certissimamente non fingo e, se erro, non credo vera-
mente errare e, parlando e scrivendo, non disputo per amor
de la vittoria per se stessa (perché ogni riputazione e vittoria
stimo nemica a Dio, vilissima e senza punto di onore, dove
non č la veritŕ), ma per amor della vera sapienza e studio
della vera contemplazione m'affatico, mi crucio, mi tormento.
Questo manifestaranno gli argumenti demostrativi, che pen-
deno da vivaci raggioni, che derivano da regolato senso, che
viene informato da non false specie che, come veraci amba-
sciatrici, si spiccano da gli suggetti de la natura, facendosi
presenti a quei che le cercano, aperte a quei che le rimirano,
chiare a chi le apprende, certe a chi le comprende. Or ecco,
vi porgo la mia contemplazione circa l'infinito, universo e
mondi innumerabili.


Argomento del primo dialogo.


Avete dunque nel primo dialogo prima, che l'incon-
stanza del senso mostra che quello non č principio di certezza
e non fa quella se non per certa comparazione e conferenza
d'un sensibile a l'altro ed un senso a l'altro; e s'inferisce come
la veritŕ sia in diversi soggetti.
Secondo, si comincia a dimostrar l'infinitudine de
l'universo, e si porta il primo argumento tolto da quel, che
non si sa finire il mondo da quei che con l'opra de la fantasia
vogliono fabricargli le muraglia. Terzo, da che č incon-
veniente dire che il mondo sia finito e che sia in se stesso,
perché questo conviene al solo immenso, si prende il se-